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CHI E'

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Arte FATA è negozio e galleria d'arte di  Antonella Falcioni pittrice internazionale, luogo ideale per gli amanti del bello e dell'eleganza, dove trovano risposta ai loro desideri e la creatività da vita a qualunque cosa; ai servizi in porcellana da caffè, ai ritratti olio su tela e ai mobili dipinti.

 

 

 

 

I dipinti di Antonella Falcioni hanno un fascino particolare, in essi il    pennello si muove dettato dall'animo d'artista e dal vissuto.  Una vita ricca di esperienze significative e di viaggi importanti l'hanno portata ad arricchire sempre di più il suo bagaglio culturale ed artistico. Tutto ciò si rispecchia infatti nelle sue creazioni dove ritrae attimi di vita attraverso la profondità dei suoi sentimenti trasferendo sulla tela la sua grande gioia di vivere. Cuba è sempre al centro delle sue creazioni ed è con grande talento e maestria della tecnica che riesce a raccontarla. Storie e momenti rubati al quotidiano, sguardi profondi, occhi felici e pieni di speranza, amore puro. Opere sempre pregne di grande luminosità, pennellate decise e allo stesso tempo delicate sottolineano una grande forza espressiva in cui la poetica interpretazione delle figure esalta la timbrica tonale. Quella della nostra Falcioni è un'arte che si offre a chi ama il bello, l'armonia e lei ha la capacità di condividere con il fruitore attimi straordinari nella loro semplicità, di trovare ispirazione in ciò che la circonda e di interpretarlo con l'anima.

Josè Van Roy Dalì

Sapore di luoghi lontani, della quiete del mattino, del frutto appena colto, dei canti nei giorni di festa e di notti senza fine; polvere rosa che si solleva appena per la corsa giocosa di un gruppo di bambini; piedi scalzi che si arrampicano veloci come felini tra gli alberi; un sigaro fumato lentamente all’ombra di una siepe per gustarne tutto l’aroma; dadi che rotolano sopra al tavolo da gioco in piazza; il profumo esotico e afrodisiaco che arriva dalle finestre spalancate: questa è Cuba, nei pensieri di molti. Essa è l’ultimo baluardo del comunismo, è l’emblema della rivoluzione proletaria più tenace, e i suoi rigidi limiti al progresso, insieme alla sua poca apertura al mondo esterno, le hanno permesso di mantenere un’aura quasi primitiva, nel bene e nel male. Antonella Falcioni raggiunge, appena può, quel meraviglioso arcipelago caraibico e con pennellate morbide e precise, ne racconta gli aspetti più felici e genuini di oggi. Romana d’origine, bresciana d’adozione, cubana per passione. Antonella Falcioni ha scoperto l’amore per l’arte ancora bambina, aveva solo otto anni quando si iscrisse al primo corso di pittura. E come ogni primo amore non l’hai mai abbandonato. Da allora la sua mano è cresciuta, la presa si è fatta più forte e sicura, l’animo curioso e sensibile come quello dei migliori artisti. Per anni si è distinta con successo nello scenario artistico italiano ed estero per le sue ceramiche, apprezzabili per delicatezza ed eleganza. La sua prima mostra risale al 1999, ne sono seguite tante altre, collettive e personali, anche in Germania. Con raffinatezza e attenzione per i dettagli, ha tratteggiato i lineamenti di donne, angeli e madonne, ma anche i profili ondulati di paesaggi, fiori e animali su piatti, coppe e vasi di varia foggia.

Nel 2010 Falcioni si è affacciata su nuovi sentieri, si è avvicinata alla pittura a olio, rimanendone conquistata. I soggetti dei suoi quadri sono uomini, donne, bambini colti nella quiete della loro vita quotidiana, in momenti casuali, rubati. Non vi sono scenari studiati né pose teatrali, tutto è spontaneo nelle sue tele. A lei interessa trasmettere esattamente ciò che vede, la verità di quelle storie, l’emotività di quei volti. E riesce nel suo intento attraverso un gioco di pennellate: larghe, veloci, intense e contrastanti per i fondali; sottili, precisi, velate per le figure.

Se Paul Gauguin lasciava Parigi per recarsi a Panama, nella Martinica e a Tahiti, Falcioni sceglie Cuba come meta prediletta, come oasi d’ispirazione. La ricerca è, però, la medesima.

Lei, come lui un secolo e mezzo prima, è attratta dall’autenticità primitiva di quei luoghi, dall’ingenuità quasi infantile di chi vi abita, dall’atmosfera tropicale che li avvolge, oltre che dalla vivacità dei colori, dalla freschezza dei profumi, dalla trasparenza della luce. Si lascia coinvolgere fino a ritrarre se stessa tra di loro, fino a sentirsi parte di quei luoghi così lontani e affascinanti. La sua figura alta, candida e aggraziata si distingue fra le altre in un meraviglioso contrasto.

Vittorio Sgarbi

 

Questa pittrice, Antonella Falcioni, ha mani che sanno leggere. Sanno leggere le immagini che manipolano, siano esse ceramiche di variegata foggia e grandezza, che restano imbozzolate da squisite e sognanti superfici fiorite, siano esse ritratti di adulti caraibici colti in un gesto, in un sorriso, che vale una vita intera. Ma, soprattutto, è nell’infanzia diffusa in tutte le latitudine, in modo particolare, in quella, a lei affettivamente aderente, cubana, che Antonella ci lascia l’archetipo di un universo, dove il candore accanito si sublima in stile.

La sua sincerità non è che la sincerità di cui ella dispone. Per lei, la pittura diviene un corollario fondante della vita, dove la vita diviene la fonte stessa della luminosità, attraversata da lampi di sorrisi, smorfie eloquenti e travestimenti sentimentali.                                                                                                                                                       Raramente i suoi ritratti aggettano ombre, evidenziando piuttosto una sorta di mandala, ove il punto centrale focalizza gli occhi, lo sguardo, la psiche che sostiene l’interno quadro. In Antonella Falcioni si incrocia una profonda  comprensione della vita, miscuglio si sensibilità e esperienza, con l’istinto che la purifica. L’essenziale per la pittrice è l’emozione suscitata dalla figura umana e, con lineare continuità, quella infantile, nello stupore degli occhi che sorridono, in modo tale da annullare ogni diaframma tra ciò che è materiale e ciò che è spirituale. Se dovessimo utilizzare un luogo comune quale “occhi finestra dell’anima” , gli occhi dei fanciulli ritratti da Antonella ci palesano che essi sono finestre che danno non sull’esterno, ma su un doppio interno, il nostro e quello dell’infanzia, che è sempre quello della Falcioni, poiché quel doppio interno è, in fondo, uno specchio. E lo specchio è sempre stato tramandato anticamente dai teologi come simbolo dell’adeguatezza alla perfezione intuitiva dell’universo.

Ci troviamo, dunque, dinanzi ad un’artista che, più o meno consapevole, muovendosi aggraziata e appagata tra luci tropicali e fiori frusciantemente  onirici, giunge al suo culmine con la nostalgia e l’incanto dell’infanzia, attraverso gli occhi della stessa. Forse perché, come incalza Zolla, “è nell’esperienza dell’infanzia che nasce la conoscenza senza dualità, la filosofia spinta al di là delle parole (…) Dove si può ritrovare l’incanto dell’infanzia? Forse nella filosofia più pura, nella luce e nella tenebra contemplate da tante tradizioni?” .

Ora, lo sguardo nella pittura moderna e contemporanea si è fatto vuoto. Occhi non vedenti ci scrutano. Da Modigliani al tardo Picasso. Questa grande parte della storia dell’arte è l’esaurimento della pittura europea, in quanto vocazionalmente storia di sguardi. Nello sguardo si concentra l’enigma del soggetto e del senso. Ma lo sguardo di questi bambini della Falcioni non è solo quello riprodotto, ma è anche lo sguardo stesso dei suoi quadri, di quel particolare modo di mostrare, di vedere e rappresentare che è la pittura e l’arte stessa. Il fondo di quegli occhi che “bucano” i suoi quadri sono l’iniziazione di Antonella verso  una presenza inesprimibile nel linguaggio ma, come la sua arte dimostra ampiamente, decisamente ostensibili da mani che sanno leggere.

Stefano Santuari

         

                       Con il suo aspetto apparentemente esile e ricco di femminilità, lo sguardo dolce ma scrutatore, Antonella si è presentata – quasi a sorpresa- nella Galleria d’Arte Sant’Isaia accompagnata da uno splendido sorriso, da una cascata di capelli biondi che si posavano su un abito semplice ma elegante, reggendo sottobraccio un curriculum artistico da ”paura”; da ciò si evince che fin dall’infanzia (sostenuta da illuminanti genitori) ha frequentato diversi corsi d’arte e, una volta maggiorenne, si diplomava designer di moda lavorando, poi, nell’azienda di famiglia senza mai però allontanare la viscerale passione per l’arte.

      Perseguendo questo scopo seguiva in Germania, con successo, alcuni corsi di pittura su porcellana; in seguito iniziava a presentare, in diverse esposizioni di rilievo, le sue apprezzate porcellane : vassoi, piatti, vasi, ecc.; è interessante scrivere di queste porcellane sulle quali sono dipinti fiori, frutta, Madonne, Nature morte ed animali. Ma non è la varietà di questi dipinti ma la qualità delle raffigurazioni, dotate di cromie non invasive sul formato delle porcellane, anzi, donando l’effetto dell’eleganza nella semplicità, arricchita dai colori che stimolano il desiderio di accarezzarli come fossero un dolce volto di ragazza.

      L’incontro con la pittura su porcellana condusse la Falcioni a presentarle, con meritato successo, in mostre in Lombardia e nelle zone limitrofe.

Però all’artista non bastava il grande successo ottenuto grazie alle porcellane dipinte, quindi decise d’iscriversi a un concorso di “pittura ad olio” per potersi, poi, dedicare al ritratto, riversandovi tutta la sua passionale creatività e travolgente introspezione.

     La nuova linea di espressione la indirizzava verso un nuovo e diverso percorso creativo, dipingendo ritratti di uomini e donne ma soprattutto di bambini e l’input le fu dato dai suoi frequenti soggiorni nell’isola di Cuba. L’artista decide di donare alle sue opere un tratto molto personale di realizzazione, dipingendo luoghi particolari come le tipiche case e i tratti di strada percorsi dalle famose e datate automobili, tutte egualmente malridotte, rottamate e provenienti dai vicini Stati Uniti.

    Nel settore pittorico/figurativo relativo a Cuba l’artista esprime tutta la sua sensibile interpretazione creativa dipingendo ritratti di bambini cubani che, anche se estremamente poveri ( ma non mancanti del necessario per crescere superando malattie) sembrano dimostrare tutta la loro serena gioia, rivolgendo lo sguardo attento e curioso, unito ad un vivace ed intelligente spirito indagatore, verso gli artisti, felici del loro essere, dei loro giochi basati sulla fantasia, lieti di correre nelle strade invase dal sole e , perché no, di audaci tuffi nelle acque dell’oceano.

    Infine i volti degli anziani dell’isola che trasmettono la filosofia del loro semplice ricordo di una vita umile ma ricca della serenità di possedere i beni primari e le rughe, che solcano il loro viso, rammentano la poetica struggente che attraversa il romanzo “ Il vecchio e il mare” dal sanguigno Hemingway che tanto amò questa isola povera, sfruttata ma felice.

   Mi auguro che la mia elegia alla serenità di vita, sottilmente illustrata e suggerita da Antonella, possa continuare quando il prossimo ingresso dell’isola nell’unione delle nazioni potrebbe – anche se con gli immancabili vantaggi – cambiare ( complice l’uso smodato ed improvviso di internet) la vita, severa ma serena, del popolo cubano uccidendone la meravigliosa semplicità.  L’artista, però, con le sue bellissime opere, ha saputo fermare nel tempo l’attuale felicità che, purtroppo, andrà perduta.

 Grazie Antonella! Tanto abile da fermare visivamente nel tempo la serenità cubana dei nostri giorni.

Renzo Simoni

              

Antonella Falcioni nasce l’8 luglio 1966 a Roma. All’età di 5 anni si trasferisce a Ciliverghe, un piccolo paese nella provincia di Brescia e scopre fin dalla tenera età di avere una vivace creatività e attitudini artistiche.

La famiglia la incoraggia con entusiasmo, seguendo le sue inclinazioni, iscrivendola a 8 anni ad un corso di pittura, sperimenta poi, la tecnica del pastello ad olio e a 12 anni, riproduce i primi ritratti di famiglia.
Nel frattempo, diventata ormai maggiorenne, si diploma come designer di moda, lavora nell’azienda di famiglia, continuando però, a seguire la sua grande passione: l’Arte.
Segue in Germania alcuni corsi sulla complessa tecnica classica della pittura su porcellana con il maestro Hans Bauer ( scuola Meissen ), dando vita ad una vera e propria produzione di raffinate figure di dame, angeli, madonne, nature morte, fiori, paesaggi e animali che impreziosiscono piatti, coppe e vasi.
Antonella Falcioni approfondisce, in seguito, la materia, seguendo a Milano più di venti seminari tenuti da artisti di fama internazionale tra cui la venezuelana Mariela Villasmil, per poi, superare brillantemente i primi due anni del master China Painting con l’artista americano Stephen Merlin Hajes presso la sede milanese della North West Florida Association.
Dal 1999, dopo soli tre anni dal suo incontro con la pittura su porcellana, sente l’esigenza di presentare i suoi apprezzati lavori ad un pubblico più vasto, mostrandoli in un nutrito numero di esposizioni tra cui ricordiamo una personale a Manerbio (Bs), nel 2000 Esposizione Convention Azzurra a Villa Ponti (Va), nel 2004 “La rinascita del colore” a Pavone Mella (Bs), nel 2005 personale intitolata “Angeli” a Pavone Mella (Bs).
Espone poi, in altre personali, grazie alla quali, riscuote un forte successo nella città di Montichiari (Bs) nel 2006, a Castiglione delle Stiviere (Mn), Virle (Bs) e a Rezzato nel 2011 con l'apertura della sua galleria personale MA Gallery che nasce per esporre le sue opere in permanenza di fianco al suo atelier.
Dopo i numerosi plausi ricevuti per i suoi delicati ed eleganti lavori su porcellana, l’artista sente nuovamente il desiderio di confrontarsi con l’ennesima sfida: la tecnica della pittura ad olio su tela.
Nel 2010, infatti, Antonella Falcioni s’iscrive all’Istituto LABA a Brescia dove acquisisce i primi rudimenti sulla pittura ad olio, dedicandosi al ritratto.
Da questo momento in poi, la nostra artista trova una nuova via di espressione, attraverso la quale ci dona la piacevolezza di opere che ritraggono volti di donne, uomini e bambini che incontra nella vita quotidiana e durante i suoi frequenti viaggi a Cuba.
In questo fervente periodo creativo, Antonella Falcioni ci mostra attraverso le sue tele il suo attento lavoro di introspezione e ricerca dell’animo umano.
Difatti, l’artista predilige utilizzare una tela preparata con una stesura di colori molto scuri, come base di fondo, dando l’idea di un viaggio in cui lei stessa penetra all’interno dei suoi soggetti, nell’oscurità, fino alla loro essenza più profonda, per poi, restituirla alla luce con un sapiente schiarimento della tavolozza, realizzando così il ritratto.
Antonella Falcioni dipinge con pennellate larghe, veloci e con un cromatismo di tinte scure, forti e contrastanti tra loro in cui si mescolano nuances di marrone, nero, rosso, ocra e turchese che creano uno sfondo semplice, neutro ed indefinito.
L’ambientazione inesistente e la resa sommaria degli abiti dei suoi soggetti denotano nell’artista una certa noncuranza per i dettagli, focalizzando volutamente, in questo modo, l’attenzione sui veri protagonisti: il volto e l’espressione del ritrattato.
Questi ultimi vengono dipinti con accurate velature da cui emergono precisi e realistici dettagli: fossette, rughe d’espressione, riflesso sulle lenti degli occhiali, leggeri difetti oculari, etc.
I soggetti proposti nei suoi ritratti sono figure, a volte, forti all’apparenza, ma sembrano essere in contrasto con ciò che traspare dalla dolcezza dei loro occhi, la loro vera natura che, Antonella Falcioni sa ben restituirci sulla tela. Abbiamo poi, ritratti di bambini cubani, dipinti con ampi sorrisi ed occhi vispi che ci riportano a momenti felici e spensierati dell’infanzia.
E proprio il suo lavoro sul ritratto è il tema col quale Antonella Falcione vuole inaugurare la sua galleria d’arte MA gallery a Rezzato ( Bs ), galleria dove l’artista ha voluto realizzare un’esposizione permanente di tutte le sue opere, in uno spazio espositivo in cui sente l’esigenza di comunicare e confrontarsi con le proprie opere e con i suoi attuali e futuri estimatori, in un luogo in cui si fondono creatività, sperimentazione, passione e dedizione per l’arte.

 
Sonja Ferri
 
 

La grande tradizione di decorazione della ceramica divenne, a partire dal Cinquecento, elemento congiunto alle arti maggiori, perdendo quelle caratteristiche più precipuamente decorative che avevano caratterizzato i periodi precedenti. L’oggetto d’uso o da parata – e soprattutto i grandi piatti di maiolica – vennero trasformati in supporti per veri e propri dipinti o comunque per historiae, che molto spesso erano tratte dai disegni dei grandi maestri, tra i quali Raffaello.

E Antonella Falcioni (1966), pittrice della ceramica, recupera appunto, in una produzione peraltro eclettica, quell’antico rapporto con il disegno, quella riapertura al figurativo cancellato dal Novecento più iconoclasta e procede a rebour, verso il cuore dell’Ottocento o prima ancora, nello stupefatto mondo dorato del Settecento di Luigi XV. Nelle opere aleggia quindi un’aria di trasognata nostalgia e di giardini incantati. L’artista – nei lavori delle suppellettili di “rappresentanza” realizzate in buona parte su oggetti di porcellana – si ricorda a un mondo popolata di dame, fiori da giardino, coloratissimi volatili e prospettive di paesaggi nelle quali appaiono signorili palazzi; il tutto contrappuntato, nelle porcellane, dagli accordi caldi dell’oro antico che ne imbeve i contorni degli oggetti secondo una tradizione d’impronta principalmente settecentesca, visto che questo straordinario materiale – lieve, lucido e prezioso al tratto – venne scoperto appunto nel secolo del Rococò. Lo stesso gesto pittorico della Falcioni tende alla sinuosità del tocco rocaille, alla voluta, all’intensificazione di elementi decorativi curvilinei. Partendo essenzialmente da un’interpretazione dei topoi settecenteschi, la pittrice giunge quindi a citare l’Ottocento del primo Impero e del secondo Impero, con vasi di fiori e miniature si stampo romantico tra le quali s’evidenziano minuscoli ritratti femminili, eseguiti con sottilissimo pennello di pelo di martora.

La Falcioni – originaria di Roma – opera a Manerbio, in provincia di Brescia, dove ha famiglia. Continua è la ricerca sotto il profilo tecnico, dopo il percorso di formazione compiuto con importanti professori europei e statunitensi. Segue infatti corsi d’aggiornamento in Germania, nella scuola di un grande artista che ha dipinto per molti anni nella nota manifattura di Meissen.

Se per gli “oggetti da sala” – costituiti da porcellane pregiate e dalle forme particolari – Antonella Falcioni si affida soprattutto ad elementi della nostalgia, per le suppellettili da cucina – che presentano decorazioni su supporto di ceramica – recupera il tono gioioso, tiepido e officiale della decorazione floreale biedermeier che fa molto “casa”, nel rinnovamento di un patto domestico che esclude il mondo esterno ad eccezione degli orti o delle limonaie e rafforza la valenza simbolica della residenza come luogo d’affettività. E proprio questi frutti, alternati all’offerta esplosiva dei melograni d’ottobre o a serti estivi di pannocchie autunnali, le cui foglie sono arse da un giallo caldo, o ancora le vibratili spighe che ricordano e propiziano l’abbondanza di giugno – distese della Falcioni su zuppiere o vasi per frutti – sono oggetto pittorico di una produzione caratterizzata da una maggior vicinanza agli stilemi del moderno., anche se Falcioni non assume mai un tono di rottura, e si esprime con accordi che legano indissolubilmente il colore al sentimento.

Maurizio Bernardelli Curuz

Brescia 20 Dicembre 1999

 


Curriculum vitae

 

I dipinti di Antonella Falcioni hanno un fascino particolare, in essi il    pennello si muove dettato dall'animo d'artista e dal vissuto.  Una vita ricca di esperienze significative e di viaggi importanti l'hanno portata ad arricchire sempre di più il suo bagaglio culturale ed artistico. Tutto ciò si rispecchia infatti nelle sue creazioni dove ritrae attimi di vita attraverso la profondità dei suoi sentimenti trasferendo sulla tela la sua grande gioia di vivere. Cuba è sempre al centro delle sue creazioni ed è con grande talento e maestria della tecnica che riesce a raccontarla. Storie e momenti rubati al quotidiano, sguardi profondi, occhi felici e pieni di speranza, amore puro. Opere sempre pregne di grande luminosità, pennellate decise e allo stesso tempo delicate sottolineano una grande forza espressiva in cui la poetica interpretazione delle figure esalta la timbrica tonale. Quella della nostra Falcioni è un'arte che si offre a chi ama il bello, l'armonia e lei ha la capacità di condividere con il fruitore attimi straordinari nella loro semplicità, di trovare ispirazione in ciò che la circonda e di interpretarlo con l'anima.

Josè Van Roy Dalì

Sapore di luoghi lontani, della quiete del mattino, del frutto appena colto, dei canti nei giorni di festa e di notti senza fine; polvere rosa che si solleva appena per la corsa giocosa di un gruppo di bambini; piedi scalzi che si arrampicano veloci come felini tra gli alberi; un sigaro fumato lentamente all’ombra di una siepe per gustarne tutto l’aroma; dadi che rotolano sopra al tavolo da gioco in piazza; il profumo esotico e afrodisiaco che arriva dalle finestre spalancate: questa è Cuba, nei pensieri di molti. Essa è l’ultimo baluardo del comunismo, è l’emblema della rivoluzione proletaria più tenace, e i suoi rigidi limiti al progresso, insieme alla sua poca apertura al mondo esterno, le hanno permesso di mantenere un’aura quasi primitiva, nel bene e nel male. Antonella Falcioni raggiunge, appena può, quel meraviglioso arcipelago caraibico e con pennellate morbide e precise, ne racconta gli aspetti più felici e genuini di oggi. Romana d’origine, bresciana d’adozione, cubana per passione. Antonella Falcioni ha scoperto l’amore per l’arte ancora bambina, aveva solo otto anni quando si iscrisse al primo corso di pittura. E come ogni primo amore non l’hai mai abbandonato. Da allora la sua mano è cresciuta, la presa si è fatta più forte e sicura, l’animo curioso e sensibile come quello dei migliori artisti. Per anni si è distinta con successo nello scenario artistico italiano ed estero per le sue ceramiche, apprezzabili per delicatezza ed eleganza. La sua prima mostra risale al 1999, ne sono seguite tante altre, collettive e personali, anche in Germania. Con raffinatezza e attenzione per i dettagli, ha tratteggiato i lineamenti di donne, angeli e madonne, ma anche i profili ondulati di paesaggi, fiori e animali su piatti, coppe e vasi di varia foggia.

Nel 2010 Falcioni si è affacciata su nuovi sentieri, si è avvicinata alla pittura a olio, rimanendone conquistata. I soggetti dei suoi quadri sono uomini, donne, bambini colti nella quiete della loro vita quotidiana, in momenti casuali, rubati. Non vi sono scenari studiati né pose teatrali, tutto è spontaneo nelle sue tele. A lei interessa trasmettere esattamente ciò che vede, la verità di quelle storie, l’emotività di quei volti. E riesce nel suo intento attraverso un gioco di pennellate: larghe, veloci, intense e contrastanti per i fondali; sottili, precisi, velate per le figure.

Se Paul Gauguin lasciava Parigi per recarsi a Panama, nella Martinica e a Tahiti, Falcioni sceglie Cuba come meta prediletta, come oasi d’ispirazione. La ricerca è, però, la medesima.

Lei, come lui un secolo e mezzo prima, è attratta dall’autenticità primitiva di quei luoghi, dall’ingenuità quasi infantile di chi vi abita, dall’atmosfera tropicale che li avvolge, oltre che dalla vivacità dei colori, dalla freschezza dei profumi, dalla trasparenza della luce. Si lascia coinvolgere fino a ritrarre se stessa tra di loro, fino a sentirsi parte di quei luoghi così lontani e affascinanti. La sua figura alta, candida e aggraziata si distingue fra le altre in un meraviglioso contrasto.

Vittorio Sgarbi

 

Questa pittrice, Antonella Falcioni, ha mani che sanno leggere. Sanno leggere le immagini che manipolano, siano esse ceramiche di variegata foggia e grandezza, che restano imbozzolate da squisite e sognanti superfici fiorite, siano esse ritratti di adulti caraibici colti in un gesto, in un sorriso, che vale una vita intera. Ma, soprattutto, è nell’infanzia diffusa in tutte le latitudine, in modo particolare, in quella, a lei affettivamente aderente, cubana, che Antonella ci lascia l’archetipo di un universo, dove il candore accanito si sublima in stile.

La sua sincerità non è che la sincerità di cui ella dispone. Per lei, la pittura diviene un corollario fondante della vita, dove la vita diviene la fonte stessa della luminosità, attraversata da lampi di sorrisi, smorfie eloquenti e travestimenti sentimentali.                                                                                                                                                       Raramente i suoi ritratti aggettano ombre, evidenziando piuttosto una sorta di mandala, ove il punto centrale focalizza gli occhi, lo sguardo, la psiche che sostiene l’interno quadro. In Antonella Falcioni si incrocia una profonda  comprensione della vita, miscuglio si sensibilità e esperienza, con l’istinto che la purifica. L’essenziale per la pittrice è l’emozione suscitata dalla figura umana e, con lineare continuità, quella infantile, nello stupore degli occhi che sorridono, in modo tale da annullare ogni diaframma tra ciò che è materiale e ciò che è spirituale. Se dovessimo utilizzare un luogo comune quale “occhi finestra dell’anima” , gli occhi dei fanciulli ritratti da Antonella ci palesano che essi sono finestre che danno non sull’esterno, ma su un doppio interno, il nostro e quello dell’infanzia, che è sempre quello della Falcioni, poiché quel doppio interno è, in fondo, uno specchio. E lo specchio è sempre stato tramandato anticamente dai teologi come simbolo dell’adeguatezza alla perfezione intuitiva dell’universo.

Ci troviamo, dunque, dinanzi ad un’artista che, più o meno consapevole, muovendosi aggraziata e appagata tra luci tropicali e fiori frusciantemente  onirici, giunge al suo culmine con la nostalgia e l’incanto dell’infanzia, attraverso gli occhi della stessa. Forse perché, come incalza Zolla, “è nell’esperienza dell’infanzia che nasce la conoscenza senza dualità, la filosofia spinta al di là delle parole (…) Dove si può ritrovare l’incanto dell’infanzia? Forse nella filosofia più pura, nella luce e nella tenebra contemplate da tante tradizioni?” .

Ora, lo sguardo nella pittura moderna e contemporanea si è fatto vuoto. Occhi non vedenti ci scrutano. Da Modigliani al tardo Picasso. Questa grande parte della storia dell’arte è l’esaurimento della pittura europea, in quanto vocazionalmente storia di sguardi. Nello sguardo si concentra l’enigma del soggetto e del senso. Ma lo sguardo di questi bambini della Falcioni non è solo quello riprodotto, ma è anche lo sguardo stesso dei suoi quadri, di quel particolare modo di mostrare, di vedere e rappresentare che è la pittura e l’arte stessa. Il fondo di quegli occhi che “bucano” i suoi quadri sono l’iniziazione di Antonella verso  una presenza inesprimibile nel linguaggio ma, come la sua arte dimostra ampiamente, decisamente ostensibili da mani che sanno leggere.

Stefano Santuari

         

                       Con il suo aspetto apparentemente esile e ricco di femminilità, lo sguardo dolce ma scrutatore, Antonella si è presentata – quasi a sorpresa- nella Galleria d’Arte Sant’Isaia accompagnata da uno splendido sorriso, da una cascata di capelli biondi che si posavano su un abito semplice ma elegante, reggendo sottobraccio un curriculum artistico da ”paura”; da ciò si evince che fin dall’infanzia (sostenuta da illuminanti genitori) ha frequentato diversi corsi d’arte e, una volta maggiorenne, si diplomava designer di moda lavorando, poi, nell’azienda di famiglia senza mai però allontanare la viscerale passione per l’arte.

      Perseguendo questo scopo seguiva in Germania, con successo, alcuni corsi di pittura su porcellana; in seguito iniziava a presentare, in diverse esposizioni di rilievo, le sue apprezzate porcellane : vassoi, piatti, vasi, ecc.; è interessante scrivere di queste porcellane sulle quali sono dipinti fiori, frutta, Madonne, Nature morte ed animali. Ma non è la varietà di questi dipinti ma la qualità delle raffigurazioni, dotate di cromie non invasive sul formato delle porcellane, anzi, donando l’effetto dell’eleganza nella semplicità, arricchita dai colori che stimolano il desiderio di accarezzarli come fossero un dolce volto di ragazza.

      L’incontro con la pittura su porcellana condusse la Falcioni a presentarle, con meritato successo, in mostre in Lombardia e nelle zone limitrofe.

Però all’artista non bastava il grande successo ottenuto grazie alle porcellane dipinte, quindi decise d’iscriversi a un concorso di “pittura ad olio” per potersi, poi, dedicare al ritratto, riversandovi tutta la sua passionale creatività e travolgente introspezione.

     La nuova linea di espressione la indirizzava verso un nuovo e diverso percorso creativo, dipingendo ritratti di uomini e donne ma soprattutto di bambini e l’input le fu dato dai suoi frequenti soggiorni nell’isola di Cuba. L’artista decide di donare alle sue opere un tratto molto personale di realizzazione, dipingendo luoghi particolari come le tipiche case e i tratti di strada percorsi dalle famose e datate automobili, tutte egualmente malridotte, rottamate e provenienti dai vicini Stati Uniti.

    Nel settore pittorico/figurativo relativo a Cuba l’artista esprime tutta la sua sensibile interpretazione creativa dipingendo ritratti di bambini cubani che, anche se estremamente poveri ( ma non mancanti del necessario per crescere superando malattie) sembrano dimostrare tutta la loro serena gioia, rivolgendo lo sguardo attento e curioso, unito ad un vivace ed intelligente spirito indagatore, verso gli artisti, felici del loro essere, dei loro giochi basati sulla fantasia, lieti di correre nelle strade invase dal sole e , perché no, di audaci tuffi nelle acque dell’oceano.

    Infine i volti degli anziani dell’isola che trasmettono la filosofia del loro semplice ricordo di una vita umile ma ricca della serenità di possedere i beni primari e le rughe, che solcano il loro viso, rammentano la poetica struggente che attraversa il romanzo “ Il vecchio e il mare” dal sanguigno Hemingway che tanto amò questa isola povera, sfruttata ma felice.

   Mi auguro che la mia elegia alla serenità di vita, sottilmente illustrata e suggerita da Antonella, possa continuare quando il prossimo ingresso dell’isola nell’unione delle nazioni potrebbe – anche se con gli immancabili vantaggi – cambiare ( complice l’uso smodato ed improvviso di internet) la vita, severa ma serena, del popolo cubano uccidendone la meravigliosa semplicità.  L’artista, però, con le sue bellissime opere, ha saputo fermare nel tempo l’attuale felicità che, purtroppo, andrà perduta.

 Grazie Antonella! Tanto abile da fermare visivamente nel tempo la serenità cubana dei nostri giorni.

Renzo Simoni

              

Antonella Falcioni nasce l’8 luglio 1966 a Roma. All’età di 5 anni si trasferisce a Ciliverghe, un piccolo paese nella provincia di Brescia e scopre fin dalla tenera età di avere una vivace creatività e attitudini artistiche.

La famiglia la incoraggia con entusiasmo, seguendo le sue inclinazioni, iscrivendola a 8 anni ad un corso di pittura, sperimenta poi, la tecnica del pastello ad olio e a 12 anni, riproduce i primi ritratti di famiglia.
Nel frattempo, diventata ormai maggiorenne, si diploma come designer di moda, lavora nell’azienda di famiglia, continuando però, a seguire la sua grande passione: l’Arte.
Segue in Germania alcuni corsi sulla complessa tecnica classica della pittura su porcellana con il maestro Hans Bauer ( scuola Meissen ), dando vita ad una vera e propria produzione di raffinate figure di dame, angeli, madonne, nature morte, fiori, paesaggi e animali che impreziosiscono piatti, coppe e vasi.
Antonella Falcioni approfondisce, in seguito, la materia, seguendo a Milano più di venti seminari tenuti da artisti di fama internazionale tra cui la venezuelana Mariela Villasmil, per poi, superare brillantemente i primi due anni del master China Painting con l’artista americano Stephen Merlin Hajes presso la sede milanese della North West Florida Association.
Dal 1999, dopo soli tre anni dal suo incontro con la pittura su porcellana, sente l’esigenza di presentare i suoi apprezzati lavori ad un pubblico più vasto, mostrandoli in un nutrito numero di esposizioni tra cui ricordiamo una personale a Manerbio (Bs), nel 2000 Esposizione Convention Azzurra a Villa Ponti (Va), nel 2004 “La rinascita del colore” a Pavone Mella (Bs), nel 2005 personale intitolata “Angeli” a Pavone Mella (Bs).
Espone poi, in altre personali, grazie alla quali, riscuote un forte successo nella città di Montichiari (Bs) nel 2006, a Castiglione delle Stiviere (Mn), Virle (Bs) e a Rezzato nel 2011 con l'apertura della sua galleria personale MA Gallery che nasce per esporre le sue opere in permanenza di fianco al suo atelier.
Dopo i numerosi plausi ricevuti per i suoi delicati ed eleganti lavori su porcellana, l’artista sente nuovamente il desiderio di confrontarsi con l’ennesima sfida: la tecnica della pittura ad olio su tela.
Nel 2010, infatti, Antonella Falcioni s’iscrive all’Istituto LABA a Brescia dove acquisisce i primi rudimenti sulla pittura ad olio, dedicandosi al ritratto.
Da questo momento in poi, la nostra artista trova una nuova via di espressione, attraverso la quale ci dona la piacevolezza di opere che ritraggono volti di donne, uomini e bambini che incontra nella vita quotidiana e durante i suoi frequenti viaggi a Cuba.
In questo fervente periodo creativo, Antonella Falcioni ci mostra attraverso le sue tele il suo attento lavoro di introspezione e ricerca dell’animo umano.
Difatti, l’artista predilige utilizzare una tela preparata con una stesura di colori molto scuri, come base di fondo, dando l’idea di un viaggio in cui lei stessa penetra all’interno dei suoi soggetti, nell’oscurità, fino alla loro essenza più profonda, per poi, restituirla alla luce con un sapiente schiarimento della tavolozza, realizzando così il ritratto.
Antonella Falcioni dipinge con pennellate larghe, veloci e con un cromatismo di tinte scure, forti e contrastanti tra loro in cui si mescolano nuances di marrone, nero, rosso, ocra e turchese che creano uno sfondo semplice, neutro ed indefinito.
L’ambientazione inesistente e la resa sommaria degli abiti dei suoi soggetti denotano nell’artista una certa noncuranza per i dettagli, focalizzando volutamente, in questo modo, l’attenzione sui veri protagonisti: il volto e l’espressione del ritrattato.
Questi ultimi vengono dipinti con accurate velature da cui emergono precisi e realistici dettagli: fossette, rughe d’espressione, riflesso sulle lenti degli occhiali, leggeri difetti oculari, etc.
I soggetti proposti nei suoi ritratti sono figure, a volte, forti all’apparenza, ma sembrano essere in contrasto con ciò che traspare dalla dolcezza dei loro occhi, la loro vera natura che, Antonella Falcioni sa ben restituirci sulla tela. Abbiamo poi, ritratti di bambini cubani, dipinti con ampi sorrisi ed occhi vispi che ci riportano a momenti felici e spensierati dell’infanzia.
E proprio il suo lavoro sul ritratto è il tema col quale Antonella Falcione vuole inaugurare la sua galleria d’arte MA gallery a Rezzato ( Bs ), galleria dove l’artista ha voluto realizzare un’esposizione permanente di tutte le sue opere, in uno spazio espositivo in cui sente l’esigenza di comunicare e confrontarsi con le proprie opere e con i suoi attuali e futuri estimatori, in un luogo in cui si fondono creatività, sperimentazione, passione e dedizione per l’arte.

 
Sonja Ferri
 
 

La grande tradizione di decorazione della ceramica divenne, a partire dal Cinquecento, elemento congiunto alle arti maggiori, perdendo quelle caratteristiche più precipuamente decorative che avevano caratterizzato i periodi precedenti. L’oggetto d’uso o da parata – e soprattutto i grandi piatti di maiolica – vennero trasformati in supporti per veri e propri dipinti o comunque per historiae, che molto spesso erano tratte dai disegni dei grandi maestri, tra i quali Raffaello.

E Antonella Falcioni (1966), pittrice della ceramica, recupera appunto, in una produzione peraltro eclettica, quell’antico rapporto con il disegno, quella riapertura al figurativo cancellato dal Novecento più iconoclasta e procede a rebour, verso il cuore dell’Ottocento o prima ancora, nello stupefatto mondo dorato del Settecento di Luigi XV. Nelle opere aleggia quindi un’aria di trasognata nostalgia e di giardini incantati. L’artista – nei lavori delle suppellettili di “rappresentanza” realizzate in buona parte su oggetti di porcellana – si ricorda a un mondo popolata di dame, fiori da giardino, coloratissimi volatili e prospettive di paesaggi nelle quali appaiono signorili palazzi; il tutto contrappuntato, nelle porcellane, dagli accordi caldi dell’oro antico che ne imbeve i contorni degli oggetti secondo una tradizione d’impronta principalmente settecentesca, visto che questo straordinario materiale – lieve, lucido e prezioso al tratto – venne scoperto appunto nel secolo del Rococò. Lo stesso gesto pittorico della Falcioni tende alla sinuosità del tocco rocaille, alla voluta, all’intensificazione di elementi decorativi curvilinei. Partendo essenzialmente da un’interpretazione dei topoi settecenteschi, la pittrice giunge quindi a citare l’Ottocento del primo Impero e del secondo Impero, con vasi di fiori e miniature si stampo romantico tra le quali s’evidenziano minuscoli ritratti femminili, eseguiti con sottilissimo pennello di pelo di martora.

La Falcioni – originaria di Roma – opera a Manerbio, in provincia di Brescia, dove ha famiglia. Continua è la ricerca sotto il profilo tecnico, dopo il percorso di formazione compiuto con importanti professori europei e statunitensi. Segue infatti corsi d’aggiornamento in Germania, nella scuola di un grande artista che ha dipinto per molti anni nella nota manifattura di Meissen.

Se per gli “oggetti da sala” – costituiti da porcellane pregiate e dalle forme particolari – Antonella Falcioni si affida soprattutto ad elementi della nostalgia, per le suppellettili da cucina – che presentano decorazioni su supporto di ceramica – recupera il tono gioioso, tiepido e officiale della decorazione floreale biedermeier che fa molto “casa”, nel rinnovamento di un patto domestico che esclude il mondo esterno ad eccezione degli orti o delle limonaie e rafforza la valenza simbolica della residenza come luogo d’affettività. E proprio questi frutti, alternati all’offerta esplosiva dei melograni d’ottobre o a serti estivi di pannocchie autunnali, le cui foglie sono arse da un giallo caldo, o ancora le vibratili spighe che ricordano e propiziano l’abbondanza di giugno – distese della Falcioni su zuppiere o vasi per frutti – sono oggetto pittorico di una produzione caratterizzata da una maggior vicinanza agli stilemi del moderno., anche se Falcioni non assume mai un tono di rottura, e si esprime con accordi che legano indissolubilmente il colore al sentimento.

Maurizio Bernardelli Curuz

Brescia 20 Dicembre 1999

 


Curriculum vitae

 2017
   
Arte Terapia presso la comunità La Celeste di Orzinuovi    
Inizio dipinto nella Cappella presso l'edificio della Fondazione         Sagittaria.
 2016

Performance di dipinto olio su tela durante una gara di Arte & Golf ad Arzaga Golf Club

 
Personale nella galleria Arte FATA.  
Presentazione del libro "Il Galateo per ricevere a tavola" nella Biblioteca di Rezzato (BS).  
Arte Terapia presso la comunità La Celeste di Orzinuovi.  
Partecipazione alla fiera di Travagliato cavalli (BS)  
Presentazione del libro " Il galateo per ricevere a tavola"  
Partecipazione alla fiera Golositalia a Montichiari (BS)
  2015
Bologna personale nella Gallweria Sant'Isaia dal 5 al 24 settembre  
Venezia collettiva con Associazione Napoli Nostra  
6 Aprile Esposizione personale al Golf Club Verona Sommacampagna  
Genova  Museo della Lanterna: Sono Stato anch'io un essere umano  
Manerba (BS) Villa paradiso cosmetic Personale: Sfumature dell'anima  
Napoli Esposizione collettiva nella Pinacoteca  
Esposizione permanente nella galleria Sant' Isaia di Bologna (BS)  
  2014
Esposizione personale al golf La Colombera di Castrezzato (BS)  
Esposizione collettiva nella galleria Contemporanea a Foggia di Giuseppe Benvenuto  
Esposizione personale al golf Il Colombaro Salò (BS)  
Firenze nella galleria Mentana collettiva con la galleria di Bologna Wikiarte dal 4 settembre  
Feudo d' Asti Golf 30 agosto  gara  con premi dipinti su porcellana per Luxury Golf  
Palermo Villa Castelnuovo dal 26 giugno al 2 luglio esposizione intitolata Porto Franco a cura di Vittorio Sgarbi  
Cuba 21 giugno Trasparencias mostra nel museo  Provincial Ignacio Agramonte Camaguey Cuba con i dipinti degli allievi cubani dopo il seminario svoltosi a Camaguey  
Bergamo Golf Albenza 2 giugno gara con premi dipinti su porcellana per Luxury Golf  
Albenga dal 1 giugno a Palazzo Oddo collettiva con la galleria di Bologna Wikiarte  
Brescia 23 maggio gara al circolo Bresciagolf con premi dipinti su porcellana per MA Gallery  
Soiano (BS) 18 maggio gara al circolo di Golf Gardagolf con premi dipinti su porcellana per Luxury Golf
Rezzato (BS) dal 12 aprile al 12 maggio esposizione collettiva presso la MA Gallery organizzata dalla galleria    Wikiarte di Bologna con presentazione del volume Sensazioni Artistiche editore Giorgio Mondadori
Modena: Personale presso il golf di Modena con premi della gara dipinti su porcellana per Luxury golf
Cuba: dal 28 marzo al 10 maggio esposizione personale  Suenos sobre porcelana nel museo  Provincial Ignacio Agramonte Camaguey Cuba
Bologna: 23 febbraio quadripersonale nella galleria di Bologna Wikiarte “MI VIDA”
Genova: Dal 14 al 17 febbraio fiera arte Genova con la galleria di Bologna Wikiarte
Verona: Dal 12 al 16 febbraio partecipazione alla 1 biennale della creatività a Verona inaugurata da Vittorio Sgarbi
  2013
   

22 novembre presentazione ufficiale alla stampa di una serie di dipinti in esclusiva su porcellana per gare eventi golfistici firmati Costantino Rocca  della socierà Rocca Ambition.

   
Padova: dal 15 al 18 novembre fiera Arte Padova nello stand MA Gallery
   

Svizzera: dal 1 al 4 novembre collettiva presso il museo Fondation Pierre Gianadda a Martigny Suisse

   
dal 12 al 19 ottobre collettiva presso la galleria d’arte “Il Tempio” a Palermo
   
Lograto (BS) dal 5 al 19 ottobre personale presso il comune di Lograto (BS) Mi vida
   
Franciacorta: dal 28 al 29 settembre Bi personale presso l’azienda Fratelli Berlucchi a Franciacorta (BS)
   
franciacorta: dal 28 al 29 settembre collettiva a Villa Lechi Franciacorta (BS)
   
Bologna: dal 28 agosto al 4 settembre Free-style presso la galleria di Bologna Wikiarte
   
dal 29 giugno al 1 agosto in occasione del ” Premio artista dell’anno” esposizione collettiva a Cesenatico (FC) – (Italy)
   
Palermo: dal 29 giugno al 30 agosto esposizione collettiva presso il museo di Monreale a Palermo – (Italy) in occasione del ” Premio internazionale della Pace nel mondo”
   
Nova Milanese: dal 1 al 2 giugno collettiva presso il museo arti del fuoco a Nova Milanese – (Italy)
   
Cuba: dal 7 giugno al 7 luglio Bipersonale a Cuba presso la galleria CIPAP nella città di Camaguei – Cuba
   
Venezia: dal 1 giugno al 7 giugno collettiva “volti e figure” Venezia galleria Santa Teresa27-28 – Italy
   

Rezzato: marzo esposizione presso Italia Show L’arte della porcellana a Villa Fenaroli Rezzato (Bs) – Italy

   
Bologna: dal 2 al 14 marzo esposizione personale presso la galleria di Bologna Wikiartepiatto – Italy
   

un piatto è esposto in permanenza nel museo di Nova Milaneseun piatto – Italy

   
Pavone Mella: un piatto è esposto in permanenza nel comune di Pavone Mella (BS) – Italy
   
Soiano (BS) :esposizione personale permanente presso il Gardagolf di Soiano (Bs)- Italy
   
Rezzato: dal 1 febbraio-4 marzo: Esposizione collettiva Artisti in Galleria presso MA Gallery, Rezzato (BS) – Italy
   
 2012
   
Soiano (BS) :esposizione permanente presso il Gardagolf di Soiano (Bs) Italy
 
Polonia: Dicembre: Collettiva presso la JDA Gallery a Wroclaw in Polonia;
   
Rezzato: dall’ 8 dicembre – 23 dicembre: Collettiva Di nuovo noi altri presso MA Gallery, Rezzato (BS);
   
Rezzato: dal 23 novembre – 6 dicembre: Collettiva Il colore dell’Anima presso MA Gallery, Rezzato (BS)
   
Varese: il 2-3-4 giugno: Partecipazione al concorso internazionale Convencion Azzurra presso Villa Ponti a Varese.
   
 2011
   
Rezzato: 3 dicembre – 11 dicembre: Collettiva presso Bottega Alta e Mestieri Rezzato (BS) Collettiva chiesetta
   
Rezzato Collettiva presso sala Virle Collettiva Botticino Collettiva Castigliane delle Stiviere – libreria
   
 2007
   

Montichiari (BS) 27 maggio – 3 giugno: Personale Dipinti su porcellana presso la Galleria Civica di Montichiari

   
 2006
   
Pavone Mella (BS): Personale Angeli presso la chiesa sconsacrata di S. Rocco a Pavone Mella (BS)
   
 2005
   
Pavone Mella: Personale La rinascita del colore presso la chiesa sconsacrata di S. Rocco a Pavone Mella (BS)
   
 2000
   
Varese: Partecipazione al concorso internazionale Convencion Azzurra presso Villa Ponti a Varese.
   
 1999
   
Manerbio (BS) Personale presso la sala espositiva del comune di Manerbio (BS).
   
 

 

Antonella Falcioni, importante presenza artistica italiana a livello mondiale, assume, con creazioni e azioni, la forte connotazione di spirito vincente. A prova di ciò è l’ultima serie di lavori sviluppati dall’astista bresciana, dedicati alla Vittoria. L’ambito che dà più espressività al trionfo e che l’artista conosce bene, per inclinazione e partecipazione, è, indubbiamente, quello dello sport. Lo sforzo fisico e piscologico che porta alla superiorità rivive nella dinamica dei colori e dei gesti che fanno da protagonisti nei quadri di Falcioni. La vivacità cromatica e la serena danza delle forme sono i nunzi della filosofia di tutta l’arte di Antonella Falcioni:le bonheur de vivre. E quando, se non nell’attimo di gloria, che ogni essere esonda di gioia di vivere. L’esclusività ineffabile dell’attimo di gloria è imprigionata da un’immagine altrettanto unica e irripetibile. L’opera d’arte è una vittoria e la sua preziosità è pari a quella del alloro. E se dal momento della vincita non rimane altro che un oggetto simbolico (un premio, una coppa ..), la creazione artistica dona quei stessi sentimenti sublimi tutte le volte quando la si ammira. La Vittoria vola mentre l’arte disegna la sua storia, la celebra e immortala. Antonella Falcioni è tra i pochi artisti italiani attenti e concentrati sulla grande forza storica, documentaria e celebrativa dell’arte figurativa, perché la pittura commemora da secoli le grandi vittorie dell’uomo in ogni campo della sua vita e, perciò, incarna la sua fede in un assoluto migliore. La vittoria è il sorriso di Dio.

Denitza Nedkova

 

Antonella Falcioni. Bresciana acquisita, da alcuni anni devota all’esercizio golfistico, decide di condividere l’altra sua grande dedizione – quella per l’arte. Personaggio poliedrico, come nello sport, cosi nella cultura, Falcioni è illustre esempio di simbiosi, in un’unica personalità, della eccellenza nell’esercizio agonistico, prettamente fisico, e l’originalità in quello artistico, puramente intellettuale. Due passioni che di comune hanno non solo l’espressione della bellezza estetica, ma soprattutto l’unicità del talento. La frequentazione, spesso vittoriosa, di grandi Gare golfistiche è accompagnata naturalmente dalla gestione della Galleria di proprietà Arte FATA, Falcioni la prima pittrice italiana ospite a Camaguei Cuba e,  da marzo 2014, anche protagonista con una mostra personale nei musei a Cuba.

Settembre,2013                                                                                Denitza Nedkova

 

 

 

Il territorio del gioco

La fisionomia di un luogo, secondo le sue vere sembianze, le sue caratteristiche naturali e antropiche, è quello che definiamo comunemente paesaggio, un ritratto che muta nella percezione non per il cambio delle stagioni ma secondo chi lo osserva, vive ed esplora. Il paysage appartiene a chi guarda, non è un dato di fatto, ma è l’opera artistica ubiqua della natura che si rivela soggettivamente a ogni persona. Il paesaggio determina lo spazio fisico ambientale e corporale, coinvolgendo tutti i sensi dell’uomo.

L’approccio allo studio del paesaggio, necessariamente olistico, considera tutti gli elementi: fisico-chimici, biologici e socio-culturali, e dimostra come quello che abitualmente è considerato solo una bella o brutta immagine è, in realtà, la personale visione di ogni uno di noi del mondo intero. Pochi però, quelli che chiamiamo creativi, sono in grado di esternare questa visione e condividerla con il mondo, poiché il creare è necessario per oggettivizzare il creato emotivo.

L’opera creativa Antonella Falcioni, pittrice ceramista, è esemplificativa in questo senso. Nel numeroso e poliedrico operato di Falcioni, la natura, che si rivela tramite il paesaggio, occupa un posto prioritario ed è sviluppato sia sulla superficie ceramica sia su quella della tela. Formatasi come ceramista in Sassonia, l’artista non si limita allo stile accademico e fortemente decorativo di Meissen o, se volete, di Capodimonte, ma affronta da superficie dell’oggetto senza condizioni della forma, o, per applicare un linguaggio pittorico, libera il quadro dai vincoli della cornice. La ceramica, etimologicamente “argilla per stoviglie”, “terra da vasaio” (dal greco keramos) assume una funzione insolita, meglio, contemporanea: diventa la “terra da gioco” dell’azione artistica.

L’oggetto creativo del XX e XXI secolo non consiste nella perfezione esecutiva dell’artifex, bensì nella capacità comunicativa, spesso provocatoria, che emette.  La storia d’arte insegna la nuova poetica di un oggetto trovato, riciclato, decontestualizzato e recentemente ritrovato sottoposto a nuova figurazione,   espressa dalla pennellata veloce e precisa come un colpo golfista di Antonella Falcioni.

L’artista trova la sua ispirazione, la sua visione del paesaggio, nei vasti campi da golf, suo sport prediletto, e ottiene, tramite l’arte, un connubio tra l’esercizio pittorico e quello del gioco. La passione per entrambi incita la creatività che produce una visione piena della sublimazione romantica e, contemporaneamente, dell’utopia bucolica. Il paesaggio che ci offre l’artista è, sì, quello che vedono i suoi occhi, semplice e reale, ma anche quello che sente il suo cuore, genuino e naturale. Una vena malinconica per un passato incontaminato attraversa le cromie decise e luminose di vedute ampie che corrono sulla superficie di un vaso, di un piatto, di un oggetto del quale “divorano” ogni parte, trasformandolo senza il bisogno di privarlo dal suo abituale contesto e dalla sua funzione prima. Sono decenni che si cerca di individuare il sottile limite tra arte e il design, la linea che divide l’arte utile da quella utilitaristica, mentre interventi come quello di Falcioni dimostrano quanto questa ricerca sia inutile e quanto l’arte è davvero “an open source”.

Con questo intento nasce la serie di opere per circuiti di gare dove tramite il paesaggio l’artista trasmette la passione per il golf, sport dove è riconosciuta per le sue doti sportive, e la dedizione all’arte, il linguaggio espressivo che da voce a questa passione. A realtà è non solo accettata (contro la lunga egemonia dell’Informale), ma ammirata per la propria verità, senza forzature stilistiche artificiali. L’artista stessa sostiene:

“ Mi piace sempre dipingere il reale. La mia non è una mancanza di sforzo di fantasia ma riproduzione di quello che tutti vedono in questi campi meravigliosi che non posso modificare. Quando gioco nel campo, mi sento in paradiso. ”

L’esperienza tra creare e giocare è unica. L’azione dell’artista nega la gestualità spontanea di Rosenberg, e lega la fisicità nella pittura a quella dell’esplorazione del paesaggio tramite il gioco. Questa, a nostro avviso, è una valida dimostrazione come la prospettiva estetica è destinata a spostare la propria attenzione dall’azzeramento del prodotto artistico a una nuova formalità progressivamente direzionata alla riscoperta e l’accettazione della realtà.

Denitza Nedkova

Marzo, 2013

 

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